Biennale di Venezia 2016 Material Connexion Visits

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Introductory Room, Arsenale, "Reporting from the Front, Biennale di Venezia 2016

Introductory Room, Arsenale, “Reporting from the Front”, Biennale di Venezia 2016

 

La Biennale di Architettura di Venezia di quest’anno si è appena conclusa, ecco quindi puntuale l’appuntamento con il nostro #mcxvisits dedicato all’evento, un resoconto della nostra visita e una raccolta degli “spunti materici” in cui ci siamo imbattuti.

REPORTING FROM THE FRONT will be about sharing with a broader audience, the work of people that are scrutinizing the horizon looking for new fields of action, facing issues like segregation, inequalities, peripheries, access to sanitation, natural disasters, housing shortage, migration, informality, crime, traffic, waste, pollution and participation of communities. And simultaneously will be about presenting examples where different dimensions are synthesized, integrating the pragmatic with the existential, pertinence and boldness, creativity and common sense.” – Alejandro Aravena, curatore

Da queste parole si può facilmente comprendere come l’edizione della Biennale curata dall’architetto cileno sia stata di sicuro improntata in maniera particolare su un approccio architettonico pratico, con spesso un occhio di riguardo verso le tecniche costruttive, approccio che ha permesso di far emergere sperimentazioni molto interessanti sul mondo dei materiali e delle loro applicazioni.

Già dall’Introductory Room dell’Arsenale veniamo accolti da una suggestiva installazione realizzata con i materiali di risulta recuperati dallo smantellamento dell’edizione precedente della Biennale; per l’allestimento della stanza sono infatti stati usati 10.000 m2 di cartongesso e 14 km di profili metallici, creando così un allestimento dall’impatto visivo forte legato al riutilizzo dei materiali da costruzione.

 

Dettaglio dell'Introductory Room, Arsenale, "Reporting from the Front", Biennale di Venezia 2016

Dettaglio dell’Introductory Room, Arsenale, “Reporting from the Front”, Biennale di Venezia 2016

 

Il lavoro proposto da Amateur Architecture Studio (Wang Shu e Lu Wenyu) si concentra sulla contaminazione che le tecniche e i materiali tradizionali possono avere sulla costruzione contemporanea (di particolare impatto il campione di calcestruzzo la cui superficie è stata trattata con casseforme di bambù). In seguito all’incarico ricevuto dalla comunità di Fuyang di costruire un museo nazionale, lo studio ha risposto con una ricerca incentrata sul recupero dei villaggi tradizionali presenti nell’area, per sottolineare come il preservare la tradizione non debba essere interpretato come un atto di resistenza, ma piuttosto una comprensione del valore rappresentato dalle costruzioni tradizionali e storiche come risorse di conoscenza di pratiche sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale.

“right now, there is a test building on the site. at the same time, the experiment results are shared everywhere in the villages in order to preserve them. we would like to have the citizens experience the value of the country in turn, the villages regain confidence in the disappearing culture. in fact, we think chinese villages represent the most important value in modern chinese cities with their more natural and traditional way of living and working.” – Wang Shu

 

Calcestruzzo con superficie trattata con casseforme di bambù, Amateur Architecture Studio (Wang Shu e Lu Wenyu)

Calcestruzzo con superficie trattata con casseforme di bambù, Amateur Architecture Studio (Wang Shu e Lu Wenyu)

 

Sempre da uno studio cinese, ZAO/standardarchitecture, proviene il progetto di rivisitazione degli “hutong“, tipologia tradizionale a corte, che stanno venendo gradualmente sostituiti da impianti a densità maggiore per rispondere ai sempre più numerosi flussi di persone che si riversano nelle città cinesi. Le strutture sviluppate da Zhang Ke, realizzate con materiali quali i tipici mattoni scuri dell’edilizia popolare cinese, il cemento pigmentato nero, l’acciaio e il legno degli interni, modellano spazi di incontro relazionati con i cortili in cui sono inseriti, assumendo un ruolo di veri dispositivi di riattivazione sociale.

The subtle complexity of the hutong as an authentic urban space has been overlooked both by developers, who most of the time prefer to see it as a tabula rasa so that they can build more square meters, and by the defenders of picturesque historic preservation” – Zhang Ke

 

Micro Hutong Renewal, ZAO/standardarchitecture

Micro Hutong Renewal, ZAO/standardarchitecture (photo credits to dezeen)

 

Sicuramente questa Biennale ha mostrato anche esempi di interessanti sperimentazioni nell’utilizzo di materiali tradizionali nel processo di creazione di strutture complesse.

Beyond Bending“, l’installazione realizzata dall’ETH Zurich (Block Research Group), attraverso un’impressionante volta di pietra si pone l’obiettivo di dimostrare come l’architettura contemporanea possa imparare dal passato. Questa particolare “Armadillo Vault” è figlia degli stessi principi strutturali delle cattedrali di pietra del passato, ma all’utilizzo di blocchi di pietra tagliati integra il supporto di software digitali di calcolo e modellazione. I 399 elementi che compongono la volta sono stati assemblati senza malta in sole due settimane, creando una struttura capace di coprire una lunghezza di 16 m raggiungendo uno spessore minimo di addirittura 5 cm.

 

Armadillo Vault, Block Research Group, ETH Zurich

Armadillo Vault, Block Research Group, ETH Zurich (photo credits to © David Escobedo of The Escobedo Group)

 

Non è da meno “Breaking the Siege“, l’installazione vincitrice del Leone d’Oro della Biennale di quest’anno. Solano Benítez, del Gabinete de Arquitectura, presenta una particolare tecnica costruttiva sviluppata dallo studio (utilizzata in altri progetti quali il Centro de Rehabilitación Infantil di Theleton in Paraguay) per dimostrare le possibilità che un’accurata progettazione può raggiungere utilizzando materiali semplici e una manodopera non specializzata. La grande struttura composta da un sistema di nervature e realizzata interamente in mattoni e malta diventa quindi un chiaro esempio di architettura urbana di grande impatto ottenuta con tecniche costruttive a bassa tecnologia.

Secondo le parole della Giuria il progetto è stato appunto premiato per aver messo insieme materiali primari, semplicità strutturale e lavoro non qualificato, per portare la qualità dell’architettura a comunità che ne erano escluse“.

 

Breaking the Siege, Gabinete de Arquitectura

Breaking the Siege, Gabinete de Arquitectura

 

Sicuramente è possibile quindi intravedere un “fil rouge” di temi che ha legato alcuni interventi della Biennale di quest’anno e che speriamo influenzi la progettazione contemporanea e futura.

Ci sembra quindi coerente concludere con il pensiero presentato dagli architetti svizzeri Christ & Gantenbein nella loro installazione “More than a Hundred Years” nel dare una propria interpretazione del termine “sostenibilità“:

“Since “now” is not the end of history but only a stepping stone between the past and the future, the architecture that we build today has not only to meet current criteria, but also to engage with the past and to point to the future. Thus Through our work we hand down to the next generation that which we have learned from our ancestors. Seen in this light, architecture becomes a cultural project for infinite timeframes. This has concrete repercussions for its design: it must be durable and steadfast, both in material and immaterial terms. However contemporary positions on how design and build often restrict such ambition: everyone is talking about sustainability yet buildings tend to be less and less permanent.”