From Peel to Peel e la plastica derivata dalla frutta

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La designer italiana Emma Sicher ha sviluppato un packaging compostabile a partire da scarti alimentari e batteri, con l’obiettivo di offrire un’alternativa sostenibile agli imballaggi in plastica e in carta.
Il progetto di tesi, chiamato From Peel to Peel, consiste nella creazione  di imballaggi per prodotti alimentari (o alimenti) secchi tramite la fermentazione di cellulosa microbica, una coltura simbiotica di batteri e lievito (denominata anche scoby) con scarti di frutta e verdure, cui vengono aggiunti acqua, acido acetico e zucchero.

 

 

I microrganismi contenuti nello scoby reagiscono con il fruttosio e le vitamine contenute naturalmente negli scarti alimentari, proliferando e creando strati di cellulosa, componente alla base della struttura delle piante, fino a comporre un materiale gelatinoso.

 

 

La mistura, a seconda dello spessore del materiale desiderato, viene lasciato a riposare per un periodo da due a quattro settimane, prima di seccare infine a temperatura ambiente. Una volta asciutto il composto appare come una superficie traslucida, con caratteristiche simili alla carta, alla plastica e alla pelle.
Il materiale permette di essere personalizzato durante il processo di creazione: nel colore, a seconda della frutta utilizzata nel composto, e nella texture, a seconda delle superfici di supporto durante la fase di asciugatura.

 

 

Il progetto nasce dalla speranza che gli imballaggi organici possano essere, anche su larga scala, una concreta alternativa alle comuni confezioni in plastica o carta, una delle principali cause dell’inquinamento del nostro pianeta. Secondo l’Eurostat dell’Unione Europea, solo nel 2015 sono state prodotte in EU 34.8 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggi di carta o cartone e quasi 16 milioni di tonnellate di scarti riconducibili a confezioni in plastica (all’interno di questi numeri una grande fetta è rappresentata proprio dal packaging per i prodotti alimentari).
L’obiettivo del progetto è quindi anche quello di considerare il packaging per il cibo in maniera diversa, come una vera e propria pelle naturale dell’alimento contenuto, concetto che il designer Bruno Munari aveva già espresso nel definire un parallelismo tra gli imballaggi e i gusci e le bucce naturali.

 

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Il progetto ristabilisce quindi un equilibrio tra il breve ciclo di vita del cibo contenuto e quello della sua “pelle” protettiva di cellulosa, avvicinando così l’industria alimentare e il mondo naturale attraverso un materiale 100% sostenibile.

 

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