Kengo Kuma e gli interni museali in carta

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carta kengo kuma

 

Lo studio Kengo Kuma associati ha costruito un museo privato utilizzando pannelli di rete metallica sabbiata per ospitare la collezione relativa al pittore spagnolo Antoni Clavé. Gli interni dell’edificio sono stati infatti progettati per conformarsi al lavoro dell’artista, celebre per la sperimentazione nell’utilizzo della carta e nella ricerca di texture particolari.

Kengo Kuma ha deciso quindi di impiegare nel progetto una carta giapponese tradizionale chiamata washi, caratterizzata da una texture particolare e da un’elevata resistenza. Questa nuova superficie, utilizzata dall’architetto per avvolgere il volume delle scale e rivestire il lucernario, crea un morbido effetto di alternanza di luci e ombre.

 

carta kengo kuma

 

I pannelli sono creati sabbiando la rete metallica con un impasto polposo di carta; durante il processo la rete viene immersa in un bagno di un liquido ricco di amido composto da kozo (gelso) e ibisco. Diversi livelli di trasparenza sono ottenuti tenendo sempre sotto controllo lo spessore della soluzione applicata e il processo di asciugatura.

 

carta kengo kuma

 

Non è certo la prima sperimentazione dello studio giapponese con un materiale come la carta. Durante la Milano Design Week del 2015 infatti dalla collaborazione con l’azienda Kitchenhouse era stato progettato “irori”. Il padiglione, concepito come una sorta di “bozzolo bianco” è stato costruito con carta vulcanizzata dello spessore di 1 mm intrecciata per formare una struttura ad arco. All’interno della struttura gli elementi della cucina sono composti da pannelli di bambù e tubi di metallo, assemblati fra loro in maniera diversa per formare un tavolo, uno scaffale, una seduta e per far crescere progressivamente lo spazio abitato.

 

carta kengo kuma

 

All images courtesy of Kengo Kuma