Liam, Apple e il trend dell’economia circolare

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Liam è il nuovo robot presentato da Apple specificatamente progettato per smontare gli iPhone e parte del programma Renew che consente agli utenti di riciclare i dispositivi all’Apple Store o direttamente online.

I numeri sono indubbiamente impressionanti: Liam può smontare fino a 1.2 milioni di iPhone l’anno e, riconoscendo i vari componenti, rimuoverli separatamente permettendo così un efficace processo di riciclo e riutilizzo. Nulla va sprecato: dal cobalto e il litio della batteria all’oro e il rame della fotocamera, dall’argento e il platino della scheda logica alle viti che tengono insieme la scocca. Una vera e propria seconda vita per i prodotti Apple.

Il programma Apple Renew punta infatti a incentivare il riciclo dei prodotti fornendo incentivi sui nuovi acquisti per un ruolo più consapevole anche da parte del cliente.

Lisa Jackson, Vice President Environmental Initiatives di Apple, ha affermato “In un mondo in cui le risorse non sono inesauribili, ci sono cose che non si possono sostituire” spiegando come il 93% delle strutture del colosso dell’elettronica in tutto il mondo siano ora gestite al 100% con energie rinnovabili e il 99% degli imballaggi composto da parti riciclate o da materiale proveniente da foreste gestite in modo sostenibile.

Certamente il caso di Apple non è da considerarsi isolato in quanto molti altri grandi brand hanno iniziato a dirigere il proprio business in accordo con i principi dell’economia circolare.

Dalla partnership tra Adidas e Parley per la creazione di calzature da plastica riciclata recuperata dagli oceani (avevamo scritto un articolo relativo al progetto) alla campagna di riciclo tessile promossa da H&M.

 

 

Il famoso brand di vestiti incentiva infatti i propri clienti alla rimessa in circolo dei propri capi usati (firmati H&M o meno) per il riutilizzo e il riciclo dei tessuti e dei filati. Dal 2013 il progetto è riuscito a raccogliere più di 40.000 tonnellate di indumenti, producendo nel processo anche fondi per l’H&M Foundation, organizzazione che si occupa di promuovere progetti di inclusione sociale all’interno di realtà emarginate. Dato che in media il 95% degli indumenti che vengono gettati potrebbe essere re-indossato o riciclato il progetto appare senza dubbio interessante.

Ma non sono solo grandi brand ad occuparsi di queste tematiche, negli ultimi anni stanno infatti nascendo piccole realtà che sviluppano il proprio business nell’ottica di evitare gli sprechi.

 

unmade custom clothes

 

Unmade per esempio fornisce ai propri clienti un grado di personalizzazione dei capi venduti sul proprio sito maggiore di qualsiasi altro competitor. Il poter plasmare il capo a seconda delle proprie preferenze prima dell’acquisto assicura un minor rischio di rifiuto da parte dell’utente al momento della ricezione del capo, evitando quindi di conseguenza eventuali sprechi.

opendesk sharing furniture design

 

Interessante anche l’esempio fornito da Opendesk, una piattaforma per la condivisione di design di arredo che punta a mettere in contatto il cliente con le realtà di manifattura locale della propria zona. La creazione di questa rete di produzione etica permette di evitare la produzione di massa e i conseguenti costi di spedizione del prodotto finito, dando al tempo stesso possibilità a piccole realtà imprenditoriali di crescere.

Il quadro che emerge da questi esempi appare di sicuro incoraggiante, non solo nel miglioramento delle prestazioni di produzione ma nella creazione di una solida base in grado di cambiare la mentalità imprenditoriale contemporanea.