Lining Yao presenta a Milano “Second Skin”, il tessuto iper-traspirante sviluppato dal MIT

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Grande successo a Milano per il progetto della piattaforma di approfondimenti sull’innovazione “Meet the Media Guru” al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci: l’evento, co-promosso da Material ConneXion Italia, ha ospitato l’esperta di bio-design Lining Yao per presentare “Second Skin”, la t-shirt progettata come una pelle biologica auto-trasformata attivata da batteri vivi.

Il progetto, sviluppato dagli ingegneri del Massachusetts Institute of Technology (MIT) con l’obiettivo di migliorare le prestazioni degli atleti, è stato realizzato grazie allo studio e all’applicazione di biomateriali iper-traspiranti.

In questo contesto, Lining Yao, giovane esperta di bio-design e programmazione dei materiali, che ha recentemente conseguito un dottorato al Media Lab del MIT diretto da Hiroshi Ishii, ha collaborato per la messa a punto di questo straordinario tessuto utilizzando, per l’appunto, la biologia.

Lining ha lavorato al progetto “BioLogic” realizzando questa t-shirt tecnica chiamata “Second Skin” o “seconda pelle”, completamente costellata di sensori viventi: veri e propri batteri del tipo Bacillus Subtilis che reagiscono al sudore espandendosi e aprendo piccole fessure per permettere alla pelle di respirare. Le cellule animate, una volta cresciute in laboratorio, vengono assemblate da un sistema di bio-stampa a risoluzione micronica e trasformate in tessuto sensibile, la seconda pelle, per l’appunto.

 

second skin

 

Si tratta di un tessuto ipertecnologico, a base di biomateriali, che potrà essere utilizzato per produrre tute e costumi che consentiranno agli atleti di migliorare le proprie prestazioni sportive. Tuttavia, le potenzialità di questi materiali sono enormi: sono già possibili applicazioni nel design, nella moda, in ingegneria e architettura, nel manifatturiero e persino in ambito alimentare, come ha spiegato Lining Yao nel corso della sua lecture tenutasi il 7 giugno scorso a Milano. “Stiamo cercando di capire”, ha dichiarato Lining “come rendere più adattativo possibile questo materiale. Gli indumenti prodotti con Second Skin saranno in grado di reagire adeguatamente al sudore, farlo evaporare e, alla fine, richiudere i propri pori per evitare un eccessivo raffreddamento”.

 

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Le ricerche della giovane designer di origine cinese classe 1986 Yao, insieme agli ingegneri del MIT e all’azienda di abbigliamento sportivo New Balance, hanno portato, dunque, alla applicazione di questa rivoluzionaria tecnologia per lo sviluppo di abiti che consentano agli atleti una migliore regolazione della propria temperatura corporea durante lo sforzo fisico, migliorando così le loro prestazioni.

Questo è solo un esempio di come si possa integrare biologia e design: “tutto parte – come ha affermato Lining in occasione di un’intervista per Artribune – dalla bio-ispirazione, con materiali ispirati alla natura, ai bio-materiali geneticamente modificati, fino al biomimetismo e ai materiali bio-derivati o bio-ibridi. Il nostro lavoro si muove negli ultimi tre ambiti. Possiamo replicare la struttura della natura con un materiale diverso, per esempio creando un tessuto idrorepellente che replica la struttura delle foglie di loto e il modo in cui queste respingono l’aria, oppure scegliere di utilizzare direttamente elementi naturali, come i batteri della nostra Second Skin, combinandoli con materiali artificiali per ottenere una migliore performance, o ancora decidere di andare oltre e modificare geneticamente i nostri batteri per fare in modo che risplendano al buio”.