Nasce il cachemire sostenibile in fibra di soia

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fibra di soia

 

La fibra di soia è un sottoprodotto della soia, derivante dagli scarti alimentari (bucce e baccelli); a seguito di varie lavorazioni – e successiva filatura e tessitura – la soia può essere utilizzata come tessuto resistente e morbido. La pianta è molto diffusa; la coltivazione richiede pochi pesticidi ed è utile in agricoltura per fissare l’azoto nel terreno.

Il magnate Henry Ford fu il primo ad intuire il possibile utilizzo della fibra di soia nell’industria tessile, in concomitanza con gli studi sull’utilizzo del legume come biomassa e bio-combustibile. Tuttavia, il processo produttivo utilizzava sostanze altamente tossiche come la formaldeide e comunque non riusciva a risolvere problemi tecnici come la rottura del filato e il pilling (la formazione di pallini).

 

cachemire

 

I tessuti creati con fibra di soia risultano morbidi, estremamente soffici, brillanti e piacevoli al tatto, così sono stati descritti come il nuovo “ cachemire vegetale  ”. Hanno anche proprietà antibatteriche, sono permeabili all’aria, poco infiammabili, traspiranti, solidi al colore e in grado di bloccare le radiazioni UV. Inoltre, la resistenza alla rottura della fibra di soia è circa tre volte superiore a quella della lana, mentre è solo leggermente minore la sua capacità di trattenere il calore. Il Cashmere Vegetale, dunque, può sostituire egregiamente altre fibre o combinarsi ad esse nella tessitura (per esempio a lana, seta naturale, lino e cotone). Il processo di estrazione è chimicamente più complesso delle fibre tradizionali, ma le sostanze utilizzate possono essere reintrodotte nel processo più volte.
Per ultima, ma non meno importante, una delle principali caratteristiche del cashmere vegetale è la sua biodegradabilità: un tessuto di fibra di soia è biodegradabile, mentre i tessuti derivati dal petrolio come il poliestere impiegano ben 900 anni per degradarsi.