Skin II: un tessuto che incorpora batteri all’interno delle fibre

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Photography is by Karl Felix

Rosie Broadhead, laureata al Central Saint Martins, ha progettato Skin II un tessuto che incorpora i batteri probiotici all’interno delle fibre, aumentando così la sua funzionalità.
Come ha spiegato Broadhead, la nostra pelle è la principale difesa del nostro organismo contro i germi e ospita centinaia di milioni di microrganismi che lavorano costantemente per mantenerci in salute.

Questo progetto, nasce dalla collaborazione tra la designer e il microbiologo Christopher Callewaert, e mira a utilizzare ciò che è naturalmente presente nei nostri corpi per migliorare il funzionamento dei nostri indumenti. I benefici dei fermenti lattici vivi sono moltissimi, incluse proprietà antimicrobiche e la stimolazione del rinnovamento cellulare. Incapsulando i batteri nelle fibre di un indumento simile a un body, la designer vuole creare una nuova interazione tra il tessuto e la pelle attraverso l’uso della tecnologia probiotica.

Photography is by Karl Felix

Broadhead ha posizionato, strategicamente, i batteri probiotici  in alcuni punti del body che sono a contatto con le zone del corpo che in genere producono più sudore e che quindi traggono maggiore beneficio dall’introduzione di batteri, zone come ascelle, avambracci, la zona del torace e i lati del busto. Queste aree dell’indumento si attivano quando entrano a contatto con l’umidità della pelle di chi le indossa. Ciò consente ai batteri di dominare altri batteri, già presenti sulla pelle.

“Il bioma della nostra pelle viene modellato dall’ambiente naturale in cui viviamo, e quello che applichiamo sulla nostra pelle (o accanto ad essa) ha un impatto diretto sui nostri corpi”, ha spiegato Rosie. “I prodotti cosmetici e alcuni trattamenti sui tessuti dei capi di abbigliamento possono contenere elementi chimici tossici che sconvolgono la diversità di batteri che vive sulla nostra pelle.”

Dato che i batteri sono attivati dal sudore, Broadhead ha ritenuto importante che il tipo di indumento che stava progettando fosse comodo da indossare, e fosse realizzato con filati naturali per incentivare la crescita di batteri sani.

La giovane stilista ha lavorato con Callewaert per condurre test di laboratorio e prove di usura. In questo modo i ricercatori sono stati in grado di testare l’esatto numero di batteri presenti su un singolo pezzo di tessuto e a seguire hanno poi chiesto ad alcune persone di indossare gli indumenti per un certo periodo di tempo e di tenere traccia degli effetti.

SKIN II Rosie_Broadhead from Rosie Broadhead on Vimeo.