Yona Friedman : un progetto sostenibile per la “Smart City”.

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Yona Friedman nella sua abitazione a Parigi

 

Yona Friedman (Budapest, 5 giugno 1923) è diventato famoso a livello internazionale per le sue idee radicali sull’architettura, soprattutto per i concetti di “architettura mobile” e di “città spaziale” e per le sue idee di sviluppo di un’architettura sostenibile, basata sulla partecipazione degli abitanti alla realizzazione della città. Tali concetti, da lui presentati pubblicamente in importanti manifestazioni quali il celebre CIAM X di Dubrovnik del 1956, fornivano una risposta urbanistico architettonica flessibile alle tematiche urbane dell’epoca, quali crescita della popolazione mondiale e consumo di suolo.

 

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L’origine delle tematiche affrontate da Friedman all’interno del suo lavoro possono essere chiaramente ricollegate a esperienze da lui vissute, quali il segnante periodo della seconda guerra mondiale e l’emigrazione dall’Ungheria a Israele ed infine alla Francia.

Yona Friedman ha sviluppato e integrato all’interno della propria concezione architettonica concetti come il libero arbitrio, il senso di appartenenza e la cosiddetta “architettura di sopravvivenza”, visione che lo ha portato negli ultimi a ispirare generazioni di architetti all’utilizzo di strutture elementari, un’ampia gamma di metodi costruttivi e all’impiego di materiali semplici e riciclabili.

 

Dopo recenti sperimentazioni urbane quali “Montagne de Venise” (Venezia, 2016) o “Serpentine summer House” (Londra, 2016), per la mostra Smart City: Materials, Technology and People organizzata da Material ConneXion® Italia, Friedman ha sviluppato un progetto (a cura di Maurizio Bortolotti) che fa una sintesi delle sue idee nel riuso dei materiali di scarto e riciclati. Sin dai primi anni Settanta infatti, quando cominciò a farsi strada l’esigenza di una civiltà contemporanea che non poteva più fondarsi sullo spreco di materie prime e basilari, Friedman ha teorizzato nel suo lavoro il riuso dei materiali.

 

Per la mostra Smart City: Materials, Technology and People Friedman ha ideato un progetto “site specific” nel cortile d’ingresso di Superstudio Più, in collaborazione con CONAI e Consorzi di filiera. Nel progetto i sei materiali base dell’imballaggio della nostra vita quotidiana, plastica, acciaio, alluminio, carta e cartone, legno e vetro, oggi al centro di tutti i progetti di riciclo, verranno utilizzati per realizzare alcuni suoi concetti architettonici mediante forme geometriche elementari.

 

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Yona Friedman, “Serpentine summer House” (Londra, 2016)

 

L’architettura, secondo Friedman, deve rispondere alle necessità basilari dell’uomo e dev’essere in sintonia con una vita armonica all’interno di una comunità. Dev’essere perciò basata su un’idea di comunicazione. In questa idea di un’”architettura di comunicazione” i materiali riciclabili sono comunicativi in quanto possono essere riutilizzati in un processo praticamente senza fine per costruire e rimodellare l’ambiente dove viviamo.

 

Friedman ci mostra come produrre nuovi concetti architettonici con l’uso di questi materiali per un tipo di habitat improntato alla sostenibilità. Per un pianeta sempre più sottoposto a grandi trasformazioni dell’ambiente, il riuso dei materiali nel lavoro di questo grande architetto esprime con grande puntualità concetti che possono guidare le modalità di costruzione e di creazione dell’ambiente nel quale oggi vorremo vivere.

 

Ed è proprio questa una delle mission di tutela ambientale su cui è improntata l’attività di CONAI e Consorzi di filieraRicrea (acciaio), Cial (alluminio), Comieco (carta/cartone), Rilegno (legno), Corepla (plastica), Coreve (vetro): l’educazione dei cittadini ad una corretta raccolta differenziata dei 6 materiali di imballaggio di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro, che possono tornare a nuova vita grazie al riciclo.